sabato 24 aprile 2010

Black ink

E' una goccia di inchiostro in una boccia d'acqua limpida,.. un certo tipo di notizia. Quando ti arriva ne percepisci per un inafferrabile istante tutta le devastante intensità, ma ti sembra di riuscire ad assorbirla, in fondo si tratta di una piccola goccia nera nella tua anima che un attimo prima era tranquilla e trasparente. Con il passare dei minuti capisci che che nella lotta tra i due elementi non sarà l'acqua ad averla vinta nonostante il confronto sembrasse impari. E quella goccia piano piano anzichè dissolversi e neutralizzarsi, inquina, intorbidisce, ti penetra e si deposita in ogni singolo e remoto angolo del tuo spirito e del tuo corpo, imbratta le tue ali come fosse petrolio e ti rende simile a lei.

mercoledì 21 aprile 2010

Passaggi

Passeggiano mano nella mano sulla spiaggia, lei ogni tanto lo guarda rapita, lui diligentemente contraccambia; devono aver fatto l'amore da poco. Solo qualche ora fa lui la guardava come se non fosse esistita altra donna al mondo, non altrettanto bella o altrettanto desiderabile, credendo sinceramente di amarla. Subito dopo per lui lei torna ad essere semplicemente una donna, con i suoi difetti, anzi lui adesso nota sopratutto quelli. Non si capacita di come lei pochi minuti prima gli sembrasse una dea e del resto anche lui ora si sente un'altra persona, non più in preda ai sensi ma freddato dalla crudezza della realtà, un po' disgustato di sè stesso. Ora si trascina controvoglia in quel passeggiare cui è accondisceso pur di sottrarsi al disagio che il ripiombare nel mondo privato di turbamenti ormonali gli aveva arrecato. Tra qualche ora il tutto si ripeterà, ad un tratto lui sentirà nuovamente per lei un moto che inizialmente saprà di tenerezza, per poi preludere ad un desiderio sempre più pulsante che gli farà perdere nuovamente il senso della realtà qualunque cosa voglia dire e le tracce dei suoi sentimenti saranno nuovamente occultate nell'impossibile impresa di riuscire finalmente ad allineare cuore, cazzo e cervello.

sabato 17 aprile 2010

Ambire

Ambisco poco, lo so, da sempre. Eppure mi piacerebbe fare ambo..appunto ambo e non tombola, ma forse quello è ambare. Sempre diffidato degli ambiziosi.. certo.. un facile alibi per non dover assaporare l'amaro calice della sconfitta misurando i miei limiti ma preferire piuttosto l' agrodolce della rinuncia in partenza tenendo in vita artificialmente l'orizzonte delle possibilità. Gli ambiziosi sul lavoro, arrembanti o strategici in grado di assolversi per ogni tradimento alla propria dignità o ai propri princìpi. Gli ambiziosi nei rapporti sociali, donne che si vestono costantemente da femmine, truccate e tirate a lucido, provocanti e seduttive sempre e comunque, o uomini edonisti, curati e viziati dall'ego ipertrofico, tipologie con l'ossessione della seduzione a nascondere narcisismo sfrenato o insicurezze inconfessabili, ma raramente a nascondere bellezza vera, spesso deludenti sul piano umano. E io re delle terre di mezzo, degli equilibri impossibili a cercare di coniare e di cucire su di me un ruolo nuovo che stia tra un'ambizione dal volto umano o un essere rinunciatario illuminato ed attivo.

martedì 6 aprile 2010

Sfumo

Sfumo, sorprendentemente, ineluttabilmente sfumo. I miei occhi strabuzzati di pesce fuor d'acqua perdono vividezza, i colpi violenti e affannati della mia coda sul legno della barca sono sempre più blandi e meno convinti. I demoni che mi divorano sono sempre meno insidiosi e feroci, il miraggio allettante della possibilità si perde tra il fioccare di questa neve che cancella, che attutisce, che smorza, che spegne, lasciando spazio ad una rassegnazione stanca e che non porta con se nemmeno il riposo come premio di consolazione per questa dissanguante sconfitta.

giovedì 1 aprile 2010

Scarcioff'

Mi sono rimasti 3 carciofi da finire, potrei farli fritti, "l' scarcioff'", come li faceva mia madre visto che oggi sarebbe stato il suo compleanno la potrei celebrare così. Ma non li so pulire i carciofi, sono il solito indeciso, non so quando fermarmi a togliere foglie. Normalmente, come mi capita con le persone, tolgo tolgo finchè alla fine non mi rimane più nulla, effetto pugno di mosche garantito. Quel poco che rimane lo friggo, il risultato non è tremendo, vagamente ricordano quelli che faceva mia madre, come tutto ciò che faccio: i miei disegni, i miei progetti, le mie scelte, ricordano vagamente ciò che avrebbero dovuto essere, come a ricordarmi l'errore a imperitura memoria. Ho anche scoperto che non si muore se si ingoiano le spine dei carciofi fritte, ma in ogni caso non mi sono saziato, per fortuna l'altro giorno sono passato per caso di fronte allo spaccio della Galbusera, e anche se non ho incontrato il Mago G mi sono comprato scatoloni di biscotti, per cui adesso ne abbraccio uno di scatolone da 1,5 Kg e mi sfondo di Zalet, che nemmeno mi piacciono da impazzire gli Zalet, ma che devo fare? Io andavo pazzo per i Maltolatte, ma poi hanno smesso di produrli, poi uno dice che va in depressione..

domenica 28 marzo 2010

Quelli lì

Oddio, sarà colpa mia, non ho fatto nulla per impedirlo, li ho visti quelli lì, mentre entravano nel seggio, che a me basta guardare gli occhiali da sole che indossano o le scarpe che portano o le auto da cui scendono e le pettinature sulle loro teste per capire cosa voteranno, altro che Lombroso. Ma no, cosa dico?! io sono un uomo scevro da pregiudizi non posso neanche pensare queste cose!. E poi secondo me se gli tiri la pelle sotto sono dei visitors..avrei potuto usare la mossa delle due dita di Kung Fu Panda per metterli in stand by, non per sempre, solo fino a domani sera, beh forse qualcuno anche più a lungo. No aspetta, tu sei un uomo che non crede nell'uso della forza, sei tollerante, daresti la vita perchè chi la pensa diveramente da te possa esprimere la sua opinione, vero?!. Dio mio me lo sento, vinceranno loro, e sarà anche colpa mia, avrei potuto almeno provare a distrarli improvvisare un finto gazebo per il casting del grande fratello e invece nulla. Oddiomio spirito di Bocassa esci da questo corpo! ripeti con me: "io credo nella democrazia, io credo nella democrazia,.."

giovedì 25 marzo 2010

La coda lunga dell'errore

Uno di solito è già lì che con un sasso incide nel muro dei segnetti per contare quanti giorni ha già scontato per i propri errori, senza peraltro conoscere quanti gliene ne restano, che ad un tratto scopre che gli tocca scontare anche gli errori che le persone a lui vicine hanno commesso nel loro passato e come se questo non bastasse persino gli errori che dei perfetti sconosciuti hanno commesso nel passato delle persone al lui vicine

lunedì 22 marzo 2010

Tristezza è mezza bellezza

Perchè? perchè mi piacciono tanto i film che finiscono male? forse perchè è probabile che un film di spessore finisca male ed è certo che un film stupido finisca bene? perchè pensare che un libro che mi conduca per mano dentro il dolore sia più autentico di uno che scelga un registro leggero? E' forse solo un modo di esorcizzare ciò che si teme? Perchè una musica allegra non mi darà mai la stessa intensità di un pezzo struggente? Come mai chi mi appare triste debba di diritto essere considerato sensibile mentre chi è spesso allegro è probabile venga tacciato di frivolezza? Come se non esistesse anche una tristezza ottusa, come se non esistesse una leggerezza consapevole, forse l'allegria non ha l'esigenza di essere socializzata, forse il disagio necessita di un'elaborazione e di un senso mentre l'allegria va consumata di getto, forse esiste una sorta di scaramantico rispetto per chi soffre che a volte si traduce in una malcelata invidia per chi gioisce. Non ha senso.

lunedì 15 marzo 2010

Take me to the river

La prima volta che la vide dall'altra sponda del fiume non credette ai suoi occhi e al suo cuore: una tale sincronia di emozioni, una perfetta affinità e una compatibilità tali da far dubitare che si trovasse di fronte ad un enorme specchio. A separarli le ribollenti, impetuose e apparentemente inaccessibili acque del fiume. Presero allora a seguirne il corso, contando su un guado o su un ponte che avesse eventualmente resistito alle guerre che ognuno di loro aveva sostenuto. Ogni tanto lungo questo percorso uno di loro spariva alla vista dell'altro, eclissato dalle fronde; subito nell'altro nasceva il timore che l'altro potesse non riapparire nuovamente, che potesse rimanere impigliato in qualcosa o in qualcuno che lo potesse distogliere da quel percorso o semplicemente che la stanchezza potesse averlo colto.

domenica 7 marzo 2010

Faccia da pirla

Il distinto signore disegnato sull'altro mio blog , cui la mia città ha nientemeno che dedicato un contestatissimo museo, ha provato a disciplinare e teorizzare ciò che alberga nel sentire comune, e come chiunque provi a fare questa operazione pur partendo da presupposti giusti finisce per prendere delle cantonate: si parla di fisiognomica. Il problema cominci a portelo magari nelle prime raffinate discussioni da adolescente discettando sulla tipa che ha la faccia da porca, nel qual caso i tuoi degni interlocutori provano a delineare i tratti caratteristici di questo ricercatissimo esemplare femminile e vista la difficoltà ad oggettivare questi criteri la discussione normalmente scivola su che cosa voglia dire porca. Molto deriva dalla suggestione e il resto lo fa il pregiudizio ma credo che ognuno di noi che si trovi ad entrare in un luogo poco conosciuto trovi più rassicurante essere circondato da alcuni tipi di facce e meno da altre, insomma è qualcosa che avvertiamo ma che risulta difficile definire. Tempo fa girava in internet una serie di foto in cui volti di serial killer erano mescolati a volti di softwaristi e non c'era verso di distinguerli (non solo perchè alcuni di questi appartenevano ad entrambe le categorie). In ogni caso facendo ritratti mi sono reso conto ancora di più di quanto ogni faccia racconti della persona che la porta sebbene il contenuto spesso lo determinino l'espressione e l'atteggiamento; se esista un modo di trasferire questa percezione in una serie di tassonomie e di leggi beh non mi sento di escluderlo del tutto.Poi mi guardo allo specchio e mi chiedo cosa potrebbero raccontare mai i miei tratti..

sabato 27 febbraio 2010

Chiamare le cose con il loro nome

Con grande stupore di tutti, l'orca volgarmente soprannominata "assassina", ha assassinato la propria addestratrice (peraltro dopo avere assassinato altre due persone in passato). Cazzo che strano, eppure faceva una vita da nababba in quella piscina, circondata di gente che "ama" gli animali. Voglio leggerlo come un segno che prima o poi le cose ricominceranno a fare ciò per cui sono destinate, le iene a ridere, i coccodrilli a piangere, i pappagalli a ripetere, i ladri a finire in galera, e magari gli uomini e fare gli uomini e le donne a fare le donne.

mercoledì 24 febbraio 2010

Quando non esisteva nulla

Quando ero piccolo, se fosse esistita internet, la luce bluastra che nel buio della mia camera a tardissima sera avrei intravisto provenire dalla sala dove stava mio padre ancora sveglio, sarebbe stata quella del computer e non quella della tv. Se quando ero piccolo fosse esistito il cellulare, avrei visto mio padre consultarlo compulsivamente, combattere con il suo pollicione con il T9 e avrei visto la sua maschera tesa sciogliersi in un sorriso ricevendo una chiamata mentre si allontava leggero con una mano in tasca per poi tornare a chiamata terminata con una faccia diversa e alla domanda: "chi era papà?" rispondere: "nessuno".

sabato 20 febbraio 2010

E io rinascerò

C'è chi nella vita avrebbe voluto essere Madre Teresa, chi John Holmes, chi Alvaro Vitali, chi il tampax di Camilla Parker Bowles, chi Maurizio Gasparri. chi Topo Gigio. Io no, io ho visto di persona in chi vorrei reincarnarmi. Avevo una quindicina di anni, era agosto, stazione, treni diretti a sud in attesa da ore sul binario, infuocati dal caldo, sopra persone che ore prima della partenza si erano fiondate per "prendere il posto" su quei treni che si sarebbero affollati col passare delle ore. Su una delle ultime carrozze ci stava lui, affacciato al finestrino, (all'epoca esisteva questa possibilità rivoluzionaria..), una camicia aperta sul torso nudo con la pancia che si affacciava pericolosamente oltre la linea maginot della cintura stretta in vita (bassa). Tranquillo, con un sacchetto di lupini in mano, che con abilità tutta meridionale, trangugiava rapidamente, lasciando cadere sul marciapiede sottostante le bucce svuotate del suo contenuto andando a formare un piccolo cumulo. La tecnica che mia madre mi aveva insegnato e che io ho denominato "cut and push" veniva eseguita con automatismo perfetto, una media di 1 lupino ogni 2 secondi. Lo invidiai profondamente, non per l'abilità lupinesca, ma per il suo essere puro istinto, la quintessenza della materialità, senza filtri, "chemmenefotteamme'" lifestyle, incurante di tutto e di tutti, un essere primitivo, protoumano, libero come un cinghiale migratore, come un purcello da scugliera, felice come io non potrei mai essere. Se all'epoca fossero esistite le macchine foto digitali, oggi un poster con la sua immagine campeggerebbe sopra il mio letto.

mercoledì 17 febbraio 2010

Venire di dolore

Non mi era ancora capitato, non così: appena finita la sega sentire irrompere il pianto, che, complice il calo delle barriere emotive, si è infilato di soppiatto; venire di piacere e poi di dispiacere nel giro di pochissimi istanti, mi ha colto di sorpresa. Raccolgo questo impasto paradossale di luce e di buio con un kleenex e lo appoggio qua solo un attimo.

sabato 13 febbraio 2010

La dolce metà

"Allora come è andata con Elena?" "Bene, bene". "Ma è successo qualcosa?" "Ma va che dici?! Ha la metà esatta dei miei anni, è una persona carina, molto matura per la sua età ed essendo io poco maturo per la mia ci troviamo bene". "Ah.., ma secondo te a quale età la metà degli anni dell'altro è sostenibile?" "Mah, forse 16/32 ma si rischia la galera, 20/40 forse, 30/60 mi sa un po' di canto del cigno e 35/70 siamo già al "bàdami ma di baci saziami". "Eh eh..ma ti sentivi in imbarazzo?" "no quello no, lo sai che sono irrequieto quanto un ventenne, forse mi sentivo un po' il suo Pigmalione, solo che ad un certo punto in un caffè, per un gioco di prospettive avevo davanti il suo volto e affianco il mio riflesso nella vetrina alle sue spalle e non so.. c'era qualcosa che non andava, credo che in questo enorme caos esista comunque un ordine di natura estetica e temporale che non dovremmo sistematicamente disattendere."

sabato 6 febbraio 2010

Quel che cerco

non l'intelligenza ma l'umanità, che è intelligenza che non separa, non la sensualità ma il calore, che amplifica i sensi tutti, non la malizia ma la spontaneità che è candida e allusiva, non la sensibilità ma l'accoglienza che è sensibilità privata di egoismo, non la trasgressione ma la purezza che è trasgressione assoluta, e nemmeno la bellezza ma la grazia che è bellezza che non sfugge

mercoledì 3 febbraio 2010

Terapìadi: Cuscini

(..continua) insomma presi talmente l'abitudine a parlare con i cuscini (visto che uso sapiente del passato remoto ?!) che dopo qualche seduta entrando nello studio mi veniva spontaneo salutarli: ciao mamma come stai, ciao capo, ciao moglie etc etc. Questo dialogo però non mi dava piena soddisfazione per cui la terapeuta mi suggerì una pratica che per me si sarebbe rivelata molto più appagante. Mi faceva dare delle manate veementi su un grosso cuscino da divano urlando al contempo un perentorio "NO!" indirizzandolo verso la persona che io potessi ritenere di ostacolo all'affermazione del mio io. Insomma ci presi talmente gusto e le manate si fecero sempre più violente e gli urli sempre più sguaiati tanto che a un certo punto quando mi accinsi, non pago delle mani nude, a smontare il bastone della tenda per percuotere il cuscino con ancor maggiore violenza e soddisfazione, la terapeuta mi disse, probabilmente preoccupata per il suo arredo, aspetta un attimo Roberto, aspetta, respira. E mi dovetti fermare non senza un certo disappunto. (..continua)

sabato 30 gennaio 2010

Terapìadi: La seduta

(..continua) il tipo di terapia da me scelta visto che non mi piacciono le cose semplici non era la classica analisi, con la quale me la sarei cavata con un po' di chiacchiere tirando fuori qualche scheletro dallo scantinato dell'infanzia. La terapia prescelta invece era basata sul principio del molarismo epistemologico, vabbe' non state a wikipediare, vuol dire che la somma non fa il totale come diceva Totò ma fa di più, in pratica una visione in cui l'individuo non è solo psiche ma anche corpo e le esperienze traumatiche o irrisolte vanno rivissute con un approccio anche di tipo fisico. Vabbe' ho capito vi faccio un esempio che lo so che siete de coccio: parlando del rapporto con mio padre a un certo punto la terapista mi fa: "ecco, adesso metto questo cuscino sulla sedia di fronte a te e tu fai finta che sia tuo padre e digli quello che avresti voluto dirgli in quel momento". Ecco, io rimasi un po' perplesso, guardando quel cuscino verde, che per quanto un po' inespressivo aveva la stessa vitalità e affettività di mio padre nella sua classica interpretazione del personaggio mitologico dell'uomopoltrona che guarda la tv. Pensai anche che con quello che pagavo la terapista avrebbe potuto almeno priocurarsi un bambolotto gonfiabile che magari sarebbe stato un po' più realistico. Rimasi in silenzio imbarazzato guardando il cuscino e sentendo addosso gli occhi della terapista che studiavano ogni movimento volontario o involontario del mio corpo e pensavo: "e mo' che cazzo dico?" (..continua)

sabato 23 gennaio 2010

Interessi

Mi fa': "senti un po', te che leggi un casino mi consiglieresti un libro di racconti?" "eh, è una parola.. dovresti essere un po' più preciso, e poi scusa da quando ti interessi di narrativa?" ".. ma è che ho conosciuto una tipa che frequenta il circolo dei lettori e volevo fare un reading" "ah.. quindi se avessi trovato una tipa che frequentava corsi di taglio e cucito mi avresti chiesto come si lavora una manica raglan?" "eh certo! , una che?" "niente, niente"

mercoledì 20 gennaio 2010

Conquiste

Amo il telefonetto e amo i suoi accessori mi danno tutta la libertà di cui un uomo dinamico e al passo dei tempi come me ha bisogno, perchè io valgo. Ad esempio ora posso finalmente parlare da solo senza essere guardato come un idiota almeno finchè non si accorgono che non indosso alcun auricolare

sabato 16 gennaio 2010

Senza di me

Vorrei scrivere un post non coniugato in prima persona singolare, in cui il pronome Io non compaia, in cui i personaggi descritti non rappresentino delle mie immagini riflesse. Vorrei che il sottoscritto non fosse argomento di discussione, o rebus da risolvere, quanto piuttosto qualcosa che c'è e basta e sul quale non c'è bisogno di interrogarsi. Come il cielo, come il mare, come la terra è lì e basta, vorrei essere paesaggio sul quale far sfilare gli altri, vorrei dimenticarmi di me stesso, vorrei scrivere di altro, di altri, riuscendo così ad essere finalmente qualcosa che somigli ad un uomo e probabilmente non avere nemmeno più bisogno di stare qua.

giovedì 14 gennaio 2010

Waking life

Non dormo, non riesco, dormo poco e se dormo non sogno e se non dormo non sogno nemmeno quando sono sveglio, anche se non dormendo da tanto mi sembra di stare in un sogno, ma un sogno brutto, una copia scadente della realtà, nemmeno vivido come un incubo. E più sto sveglio più vorrei dormire, vorrei un sonno che mi restituisse i mei sogni ad occhi chiusi e quelli ad occhi aperti o perlomeno un po' di pace, un po' di riposo, voglio riposare in pace, ..ehm, non proprio in modo così definitivo, non subito, non oggi almeno, va beh sto sveglio va'

domenica 10 gennaio 2010

Terapìadi: la terapista

Quando vidi per la prima volta la terapista capii immediatamente che il luogo comune del paziente che si invaghisce della sua terapeuta non si sarebbe presentato; era una donna minuta, secca e con un incarnato pallido, l'unica volta che immaginai di fare sesso con lei ipotizzai si potesse sbriciolare come un grissino sotto di me; sotto un paio di lenti tonde stazionavano due occhi cerulei e algidi, incorniciati da una matassa di capelli biondo cenere. Una specie di iceberg dal volto (neanche tanto) umano. Subito ribadii a me stesso: "te lo dicevo che era meglio una trans!". Mi chiesi come avrebbe potuto essere questa, la donna che mi poteva far ritrovare il gusto per la vita, visto che l'impressione era non tanto che la vita le facesse schifo ma che semplicemente non fosse un problema suo. La seduta fu interlocutoria; quando mi presentò la parcella pensai a cosa mi avrebbe detto ll mo amico Marco: che con quella cifra, avrei potuto negoziare un mini carnet valido per 5 pompini da Beth la nigeriana che batteva sotto casa sua e che con ogni probabilità ne avrei tratto maggiori benefici. (..continua)

venerdì 8 gennaio 2010

Terapìadi: Depresso precario

Quando constatai che affaciandomi dal balcone mi capitava sempre più spesso di immaginare che effetto potesse fare un corpo che precipita dall'ottavo piano sulla capote di una Ford Focus compresi di aver sconfinato dalla condizione di depresso saltuario a quella di depresso precario (in pratica depresso si' ma non ancora in forma cronica, non a tempo indeterminato diciamo, a progetto va', DeCoPro, in pratica DEpressione COntinuativa a PROgetto); preso atto della situazione vennero meno le mie remore a chiedere aiuto e dopo essermi rivolto invano a Dio che evidentemente in quel periodo soggiornava in una zona in cui il telefonino non prendeva, mi decisi a rivolgermi ad un professionista. Siccome le trans erano un po' troppo costose per le mie dissestate finanze, mi rivolsi ad una terapeuta. (..continua)

mercoledì 30 dicembre 2009

Bianco o nero

abolire le tonalita' di grigio, eliminare le sfumature, sterminare le congiunzioni avversative, schierandomi, facendo mio l'errore intrinseco del fazioso, bianco o nero, senza titubanze, senza comprensione delle posizioni avverse e quindi negandomi, nessun compromesso, prendere o lasciare, senza smussare gli angoli, rischiando, sbagliando, ferendo, soffrendo, facendo, essendo. Altrimenti? altrimenti un altro anno di vuoto spinto, di nulla decorativo, di mancanze che rendono interessanti, di speranze che rendono accorati. Meglio un placido, noioso e poco comunicativo appagamento.
(..che poi a me han sempre fatto cagare queste dichiarazioni di intenti, i proclami, i manifesti e gli incitamenti autogeni che manco gli all blacks..ukatakaukataka..)

che poi l'ho scritto l'altro ieri e gia' adesso sono meno convinto ma oramai che faccio lo butto? e' peccato buttare la roba mai messa no?!

lunedì 28 dicembre 2009

Hey man slow down

Nell'appartamento a sud c'e' la signora Barberis, vedova, donna austera, ogni tanto giungono dal suo appartamento note di musica classica, cose impegnative, Wagner ad esempio, mi sembra di vederla, nella sua poltrona preferita ad occhi chiusi. Nell'appartamento a nord c'e' la famiglia Esposito; sembrano usciti da una cartolina napoletana, non ci avrei creduto se non lo avessi sentito, il capofamiglia che ascolta e canta ad alta voce funicoli' funicola' mentre i figli prediligono D'Angelo o D'Alessio, i nuovi melodici non so. In mezzo ci sono io, che stasera cantavo a squarciagola sculettando mentre stiravo, commosso ed estasiato per la bellezza di "Ok Computer" dei Radiohead.
Non so, forse l'arte e la bellezza ci possono davvero salvare tutti, persino me.

mercoledì 23 dicembre 2009

Palio (finale e morale)

.."che poi non capisco voi uomini, da veri coglioni, perche' avete sta fissa di mettervi in competizione.."
"senti Grazia, ma porca di quella puttana..! ti rendi conto se io sto qua davanti a te e sono io nel senso che sono esattamente cosi', e' solo perche', un bel po' di anni fa, un tipo (maschio) piccolo piccolo con la coda, ha dovuto essere piu' veloce, piu' resistente, piu' scaltro di qualche altro milione di altri maschi simili a lui e ha usato tutti i mezzi compreso fare lo sgambetto (che poi fare lo sgambetto a uno con la coda non so come si faccia..), dare gomitate sugli occhietti (occhietti?), mandare fuori strada quelli che gli chiedevano indicazioni per Via Falloppio e chissa' quali altre bassezze per arrivare ad essere il primo e l'unico a raggiungere sto ovetto che se ne stava li' pacioso a non fare un cazzo se non alzare la gonna per fare entrare quello che e' arrivato stremato fin li' ?! e tu mi chiedi perche' abbiamo la fissa della competizione?! Mavaacagher'!"

lunedì 21 dicembre 2009

Palio (III)

Al momento dell'impatto, provai un senso di smarrimento, non mi passò davanti tutta la vita vissuta quanto quella che avrei vissuto, con una sensazione curiosa al livello delle vertebre lombari. Ma l'impatto non fu violento, la superficie che avevo investito si flette' elasticamente assecondando la mia traiettoria e assorbendola, attutendola. Ma non del tutto, oltrepassato il suo punto di rottura, mi ritrovai all'interno di quello che adesso realizzavo essere un enorme struttura sferica. Continuai a procedere, in slow motion, all'interno, immerso in una sostanza densa e liquida. Non potevo credere ai miei occhi e non potrei descrivere cio' che vidi attorno a me perchè non avevo mai visto niente di simile. Fui pervaso da uno strano senso di pace, e da una curiosa sensazione, come se io non fossi lì, come se quello che procedeva lentamente verso il centro di quella sfera che attraverso le trasparenze di quella sostanza sembrava pulsare di una debole luce rosea, non fossi più io. (..continua.. l'ultima non temete)

domenica 20 dicembre 2009

Palio (II)

.. Come previsto, al semaforo di via Carducci, gli sono di nuovo alle spalle mentre la coda sta ripartendo; per i successivi 3 o 4 chilometri è un susseguirsi di temporanee fughe dell'uno o dell'altro ma o prima o dopo ci ritroviamo nuovamente allineati, quasi che ci leghi un invisibile elastico che impedisce distacchi incolmabili. L'ultimo spartiacque è il semaforo di Largo Martiri della Libertà, se uno dovesse passare e l'altro no, quello che resta fermo non potrà recuperare. Lui al solito sceglie la corsia di sinistra, io procedo piu' lento su quella destra, lui si ritrova davanti uno che frena per girare a sinistra senza freccia, lui cerca di rientrare ma il flusso e' troppo denso e rimane bloccato, io sfilo rapido con un colpo d'acceleratore sul verde e giallo con una vaga sensazione di godimento. Osservo nello specchietto Balzarotti fermo e strombazzante al semaforo, insieme alle migliaia di automobili ferme a quello stesso semaforo. Appena rimetto gli occhi sulla strada davanti a me, resto sbalordito: un'enorme superficie dal colore lattiginoso si erge di fronte a me, lo stupore è tale da non consentirmi il tempo di frenare e l'impatto è inevitabile. (..Continua)

venerdì 18 dicembre 2009

Palio (I)

Esco dall'ufficio e mi avvio verso il parcheggio; noto piu' avanti Balzarotti, cazzo lo sapevo! a quest'ora mi capita spesso di incrociarlo. Lo supero mentre sta entrando in macchina, ci ignoriamo cortesemente come al solito, ma sappiamo cosa ci aspetta. Salgo sulla mia mentre lui sta uscendo dal parcheggio. Il semaforo e' rosso per cui riesco a non perderlo. Al verde lui scatta decisamente verso la corsia di sinistra, mentre io mi tengo sulla destra. La sua e' piu' veloce ma deve rientrare su quella centrale ogni volta che incappa nella fila di quelli che svoltano a sinistra, mentre io rischio ogni tanto di rimanere bloccato dietro gli autobus che si arrestano alla fermata. Al terzo semaforo lui riesce a passare con il verde e giallo, io no. Immagino l'angolo sinistro della sua bocca leggermente sollevato mentre nello specchietto mi vede fermo al semaforo, ma io sono tranquillo, so che il tratto e' ancora lungo e che con ogni probabilita' lo ritrovero' a quello successivo che ha tempi piu' lunghi e in questa direzione non c'e' l'onda verde dei semafori. (..continua)

martedì 15 dicembre 2009

La messe è finita

Sono appena stato in chiesa per una messa funebre; mi capita troppo spesso ultimamente, purtroppo. Solo in queste occasioni mi capita oramai di assistere ad una messa; fino ai miei 14? 15? anni per far contenta mia madre ci andavo tutte le domeniche. Per tutto il tempo la mia testa era altrove e il mio sguardo a cercare dove fosse la tipa che mi piaceva tanto; da un certo punto in poi iniziava la mia agitazione, quando cominciavo a riconoscere le frasi prodromiche al momento topico del "scambiamoci un segno di pace". Nella mia timidezza quello era un momento complicato da affrontare, era una specia di crescendo, cominciavo a valutare se la mia mano fosse sudata e a studiare le persone per capire a chi avrei porto la mano cercando di evitare eventuali incroci di braccia sopra braccia che suscitano sempre reazioni scaramantiche, oppure di andare a vuoto. stendendo il braccio verso qualcuno che non se ne sarebbe avveduto, dissimulando imbarazzatissimo subito quel gesto aggiustandomi il ciuffo. Il contatto con un estraneo mi generava sempre una certa tensione e devo dire che oggi l'effetto è mitigato dall'esperienza ma non dissolto del tutto. Dopo quel momento mi sentivo sollevato, il resto era in discesa fino al momento liberatorio del "la messa e' finita, andate in pace" quando nella mia testa cominciava a materializzarsi la prospettiva del piatto di pasta fatta in casa da mia madre che mi attendeva.

giovedì 10 dicembre 2009

Alta tensione

Cribbio quanto manca ancora? 4 ore?! ma sto tempo non passa mai cazzo! mi sta scoppiando la testa dalla tensione, non so se ce la faccio a resistere ancora 4 ore. Solito copione, notte agitata, adesso mal di testa, mani fredde, sfintere nevrotico, sono andato gia' 3 volte al cesso .. che palle! Che poi chi me lo fa fare?! Per cosa poi? Io non ci sono portato a ste cose.. non ho le physique du role, inutile insistere. Calma, stai calmo, tanto cosa hai da perdere? Beh veramente molto, il rischio e' basso pero'. Che poi in fondo speri che non vada male ma nemmeno che vada bene che poi sono tutti cazzi.. speri che non succeda nulla, e allora a che scopo? Va beh ma se fai cosi' non succede mai nulla! Poi tanto e' troppo tardi ormai.. Quanto manca? 3 ore e 58 minuti?! merda!

mercoledì 9 dicembre 2009

iolosocheioSonoSoloanchequandoioNonSonoSolo

la solitudine è un modo di essere, non una stagione del cuore. Siamo tutti isole ma ci sono arcipelaghi e isole sperdute nell'oceano dove si arriva solo per errore, senza collegamenti stabili, dove ogni tanto capita qualche naufrago, in genere uno spericolato che fa la traversata in solitario dell'oceano e che per approdare deve pure superare l'atollo. La vita del lupo solitario è dura, sopratutto se non si ha la necessaria spietatezza per la quotidiana sopravvivenza (ecco perchè non esiste l'agnello solitario!!), il dovuto cinismo per trarre nutrimento dal prossimo, che sia condivisione di stati d'animo o di liquidi organici, se si fa fatica a usare e a farsi usare dipingendosi intrepidi avventurieri alla ricerca di quel punto di contatto ignorando volutamente di cercare solo consolazione per il nostro essere ineluttabilmente asintoti.

venerdì 4 dicembre 2009

Le avventure dell'uomo pirla

L'uomo pirla non si sentiva affatto tale ma sapeva con certezza di esserlo; infatti se pensava a com'era 5 anni prima vedeva chiaramente quanto fosse pirla a quel tempo e questo continuava ad essere vero andando a piacimento a ritroso nel tempo, per cui se pensava a sè stesso a 18 anni vedeva quanto fosse superpirla a quell'epoca. Di conseguenza non poteva che pensare, ecco, io tra 5 anni pensando al me' stesso di adesso penserò che ero un pirla, quindi sono pirla anche adesso anche se non me ne rendo conto. Nel fare questo ragionamento si sentiva un po' pirla, il che rafforzava la sua convinzione. Gli era venuto un dubbio pensando che quanto più andava a ritroso tanto piu' il grado di "pirlitudine" era elevato, per cui aveva ipotizzato che con l'avanzare degli anni, con un recupero prodigioso, avrebbe raggiunto un'età alla quale se si fosse visto a distanza di anni non si sarebbe trovato tanto diverso e quindi non troppo pirla, e cio' effettivamente accadde ma durò' poco, scavallata una certa soglia anagrafica il fenomeno riprese fiato e si sentì pirla per aver creduto di poterlo arrestare.

mercoledì 2 dicembre 2009

Sugo

Il tassista ad un certo punto mi rassicura: "5 minuti e siamo in stazione eh? a quest'ora il traffico è abbastanza scorrevole", mi viene in mente che quello è lo stesso tassista che qualche mese fa esattamente nello stesso punto, alla stessa ora e con la stessa intonazione mi aveva detto la stessa cosa. E io penso ecco, la vita è un format, tutto e tutti sempre uguali a sè stessi, senza sorprese. Scendo le scale della metro e sto per essere contraddetto, vengo investito da un muro sonoro, suonato da un quartetto d'archi, un'aria di Haydn che mi spacca il cuore, i miei re magi muscisti sono 4 tipi con delle spettacolari facce da zingari che credo arrivino da qualche paese che finisce in igisthan. La scena è grottesca e bellissima, il mondo e la sua storia sputati fuori da una centrifuga spazio-temporale mischiati alla cazzo di cane, un caos pieno di sugo, un mondo divertente per chi ha ancora voglia di giocare.. ma questo accadeva stamattina, nella mia geologia emotiva, ere fa'..

martedì 1 dicembre 2009

Genesi di una testa di cazzo (II)

Già, riconoscere i propri pregi come un passo verso l'affermazione del sè (ma chi l'ha inventata sta espressione?!) o piuttosto come inizio di una deriva arrogante, visto che implica la rinuncia alla modestia che diventerebbe falsa se tenuta in vita? Già perchè in fondo conosco i miei pregi, o forse non mi basterebbe risaltare per la mia normalità in contrasto alla mediocrità vigente, visto che il panorama umano e quello maschile in particolare sono piuttosto desolanti (ecco la testina di cazzo che spunta..che tenera..). Alla fine di tutto, il problema non sta nel riconoscere i miei pregi e nemmeno forse nemmeno nell'indulgere ai miei difetti, ma sta nella natura e nel tipo degli uni e degli altri, assemblati e bilanciati in modo da non consentirmi un'agevole marcia di avvicinamento alla felicità.

domenica 29 novembre 2009

Genesi di una testa di cazzo (I)

L'altro giorno mentre riferivo di un corso che avevo tenuto, ho detto di aver spiegato molto bene una tal cosa; mentre continuavo a parlare è subentrata la vergogna per quel complimento che mi ero involontariamente fatto. Si trattava per me di una assoluta novità, qualcuno mi ha detto che farmi i complimenti è impossibile vista la mia modestia irriducibile, figuramoci il farmeli da me. In questo episodio la parte che si fida di me stesso, è riuscita proditoriamente a penetrare l'insormontabile barriera eretta nel tempo dal mio acerrimo SuperIo, una piccola vittoria del Davide Es contro Golia, all'apparenza un segnale positivo. (..continua)

martedì 24 novembre 2009

Schermo

Ci sono quelli che quando arrivano i titoli di coda restano sprofondati nella poltrona per rimanere il piu' lungo possibile immersi nello stato d'animo che il film gli ha regalato e alla fine dei titoli, quando tutte le luci sono accese si attardano e riluttanti si rivestono scambiando opinioni e socializzando le emozioni. Ci sono poi quelli che gia' sullo sfumare della musica della scena finale si rivestono e frettolosamente escono dalla sala, con urgenza sebbene non abbiano nulla da fare, e quando infastiditi si scontrano con il chiarore al di fuori della sala, si alzano il bavero quasi a voler proteggere l'emozione come fosse una flebile fiammella, preservandola dai pareri intercettati dagli altri spettatori che escono, una fiammella da guardare e rivivere in intimita' magari prima di addormentarsi.

domenica 22 novembre 2009

Occupato

quasi quasi ti telefono.. ho una gran voglia di sentirti e di sapere come stai..Già, .. e se poi sento che ci sei ancora dentro? poi mi sentirei come una merda.. peraltro è praticamente impossibile che tu ne sia ancora dentro, più probabilmente ti sentirei felice perchè hai qualcuno.. nel qual caso mi sentirei di merda, o magari ti sentirei tranquilla e amichevole, nel qual caso so che mi vedresti oramai solo come un amico, il che da un lato mi farebbe piacere ma dall'altro.. poi se ci rivediamo da amici chissà, torneremmo magari nello stesso frullatore a tirarci merda.. Senti, mi sa che non ti chiamo..

martedì 17 novembre 2009

Baluardi

Reduce da un'audioconferenza in cui tra le varie violenze all'idioma potrei citare un festaiolo "rindondante" e un esterofilo "know-out" sono demoralizzato. Lavoro in un contesto tecnico e mi vedo costretto, per garantire una corretta comprensione da parte dei miei interlocutori, a ridurre progressivamente il mio vocabolario. Ieri parlando dei tratti gentili di uno stagista coreano ho usato il termine efebico e i miei colleghi sono letteralmente rimasti a bocca aperta e con lo sguardo vitreo in attesa di una spiegazione. La cosa non sarebbe grave se non si trattasse di persone laureate, in materie tecniche ma pur sempre istruite; so che vale il viceversa per cui se parlassi a un laureato in filosofia di seni e integrali la sua mente correrebbe ad una spiaggia assolata più che alla matematica, ma c'e' un limite, ed in questo caso la matematica non c'entra. A parziale consolazione c'è la naturale deriva del linguaggio causata dall'età che colmerà questo gap per cui a volte mi trovo a fare degli errori che se non sarei sicuro che non li facessi più potessi cominciare a preoccuparmi.

sabato 14 novembre 2009

Movimento

il treno corre nella notte, un lembo di tendina che tenta la fuga e sventola felice, l'aria umida che sa di letame che gonfia lo scompartimento e da' sollievo alla pelle scoperta a contatto col sedile di finta pelle, ogni tanto l'odore di piscio dal cesso o quello zuccheroso dei binari in stazioni i cui nomi vedi sfrecciare senza riuscire a leggere, c'e' sempre qualcuno irrequieto in corridoio a fumare. Tu sei intontito dal sonno e i tuoi pensieri sono al centro esatto di quello che separa ciò che stai lasciando e ciò che ti aspetta e comunque sotto scorre un senso di remota felicità

venerdì 13 novembre 2009

Ti aspetto fuori

capita che trovi finalmente un progetto in cui identificarti, per cui lavorare senza risparmiarti, senza ansia, dandoti fiducia, come fanno tutti quanti e la cosa comincia a piacerti, ti sembra di dare un senso alle giornate, magari non il senso che vorresti ma uno qualsiasi. Il piacevole effetto collaterale è la marginalizzazione di quella roba là, la matassa inestricabile delle tue mancanze, delle tue possibilità mai giocate, dei conti che non tornano che sai essere lì ma che ti sembra disinnescata. Ma questa materia fermenta, compressa sviluppa gas, se non le fai prendere aria tutti i giorni, se non la porti fuori a pisciare si inferocisce, monta, si carica a molla; per tutto quel tempo che ti sembra tacere prende la rincorsa e appena ti distrai e alzi la testa ti pianta a terra come un chiodo, sbalordito non capisci, come un pugile suonato non realizzi da dove sia arrivato il colpo che sembra dirti "ma n'do cazzo pensi di andare?". Lo sapevi dall'inizio, è una nemica fedele e gelosa che hai gurdato in faccia tante volte e sebbene non abbiate nulla da dirvi, vi fate compagnia, è tutto ciò che hai.

sabato 7 novembre 2009

Pippo perdonami

Pippo scusami, all'epoca dei nostri vent'anni per diverse estati mi hai trascinato nelle località balneari più popolate con in testa un solo motto: trombare.. Io per carattere non sono maschio balneare da punta, io avrei preferto un InterRail, un po' di nomadismo culturale con auspicabili incontri interculturali ravvicinati lasciati al caso piuttosto di approcci seriali a tappeto. Ma la macchina ce l'avevi tu e acconsentivo svogliato.. come conseguenza diventavo per te una zavorra, riluttante a saltare di disco in disco, quando mi dicevi "guarda quelle due..! dai, andiamo?" io un po' per insicurezza, un po' per timidezza e un po' perchè non ne avevo voglia ti dicevo: "chi quelle? figurati se cagano proprio noi..!". E invece magari ci sarebbero state.. Anche se in tutti gli approcci tentati in quelle estati abbiamo raccolto solamente briciole, credo che come coppia di maschi giovani, col testosterone anche nelle scarpe, istruiti e di aspetto gradevole che siano riusciti ad andare in bianco dalla costa azzurra, alla costa brava alla riviera romagnola potremmo trovare posto in qualche trattato di sociologia. Quindi in fondo non era solo a causa mia, anzi.. Se penso al tempo che mi hai fatto perdere a fare vasche e a frequentare discoteche patinate con musica vomitevole quasi quasi mi incazzo.. anzi sai che ti dico: Pippo maffanculo va!

sabato 31 ottobre 2009

Ciò che manca

tu in piedi che prepari il caffè, io che ti sorprendo alle spalle, ti cingo da dietro, le mie mani grandi aperte sul tuo ventre, i baci sul collo, tu che mi chiedi se sono armato o solo contento di vederti, le risate, le mia mani che stringono il tuo seno, il battito che sale, ti volto, ti bacio con voluttà, eccetera, eccetera, eccetera .. poco poco, semplice semplice, di una banalità disarmante, mica la luna, mica le stelle, mica i perchè.

domenica 25 ottobre 2009

Perdite

Quella storia che se uno perde una mano continua a sentirla, deve essere vera.. Ancora oggi quando riemergo dall'acqua, do' una frustata all'indietro con il collo a voler pennellare un arco di acqua in cielo con i capelli .. ma non succede nulla.. In altri momenti di noia leggera, con fare sbarazzino sporgo in avanti il labbro inferiore e sbuffo verso l'alto qual cetaceo giocondo, per sollevare il ciuffo sulla fronte, ma non sortisco effetto alcuno..

mercoledì 21 ottobre 2009

Lift

Scende dal taxi e davanti al portone esita un attimo. Sa che all'uscita dall'ascensore sul pianerottolo troverebbe i suoi bambini festanti che non stanno nella pelle per il suo ritorno. Sa che nel vederli gli si spaccherebbe il cuore dalla gioia, sa che avere qualcuno che sia incondizionatamente, genuinamente e pazzamente felice di vederti e' una cosa preziosa e che come tutto, non durera' a lungo. Sa anche che poi dovra' sostenere quel ruolo e quella felicita' altrui e che non potra' dare sfogo alle sue malinconie. Pensa che forse preferirebbe buttarsi un po' via, che vorrebbe solo salire in casa, ubriacarsi, farsi una sega e annichilirsi per spegnere pensiero ed emozioni in attesa del sonno. La signora davanti all'ascensore dice: "signor Lupi, l'aspetto? che fa sale anche lei?"

venerdì 16 ottobre 2009

Sono stato caduto (III)

.. sono stato caduto dalla moto..

.. che poi un corso a 3 corsie e' bello visto dall'asfalto
e le macchine viste dal piano strada hanno uno strano aspetto
hanno la faccia di quando da bambino prendevo il pallone da sotto le macchine
ho preso la mia caviglia da sotto la moto che c'erano anche i passanti
che anziche' passare si fermavano e mi chiedevano se stavo bene
e io non lo sapevo quanto mi ero fatto male
che c'avevo paura di piu' della brutta figura
e io non volevo metterli in ansia e gli dicevo ma no ma stia tranquillo
che sanguinavo anche prima dell'incidente
e poi c'avevo il pantalone strappato che mi vergognavo
ma per fortuna che mi ero cambiato anche le mutande quel giorno
che forse era stato inutile che tanto non mi hanno portato via con l'ambulanza
che non ci sono mai stato sull'ambulanza
pero' una volta l'ho vista dentro che ci caricavano una vecchia
ma mi sa che cosi' non vale
e insomma dopo che avevo rassicurato tutti che nessuno piu' mi guardava
ho pensato cazzo ma che male e ho visto la moto tutta storta e ho detto
cazzo ma come torno a casa?
che poi pensavo ma chissa' se ho caduto bene o male
no perche' volevo essere caduto con stile
non come uno che sembra che non sa nemmeno andare in moto
e ho pensato che potevo telefonare a qualcuno
per farmi venire a prendere ma non conoscevo nessuno
che c'ha un furgone per caricare la moto
che e' meglio averci un amico che c'ha il furgone
che anche quando dovevo traslocare avrei avuto bisogno
che e' meglio averci degli amici utensili
ma io c'ho solo il mio amico Gino
Gino fa il guardiano notturno in una fabbrica
a cosa mi puo' essere utile Gino nella mia vita?
che se una notte esco gli faccio fare la guardia a casa mia?
ma a casa mi non c'e niente di valevole da rubare
e poi tanto non so dove potrei andare a dormire intanto che lui fa la guardia
che tanto io non esco mai la sera
Magari mi potrebbe far entrare di nascosto nella fabbrica dove lavora
ma che ci vado a fare iin una fabbrica di laminati
che anche se non so cosa sono forse e' perche' non mi interessano

mercoledì 14 ottobre 2009

Rough

L'inquadratura sulla scena, stringendo lentamente verso il primo piano di Lisa avrebbe rivelato un'espressione neutra, mossa, un ciuffo di capelli sugli occhi e lo sguardo fisso in direzione di quella strana ombra che lasciava il lampadario proiettato sulla parete dalla abat-jour e che a lei sembrava un aquilone. Lisa se ne restava buona buona mentre Max la scuoteva furiosamente ad ogni spinta, non capiva se lui lo facesse perche' gli piaceva cosi' oppure perche' fosse convinto, per averlo letto da qualche parte, che a tutte le donne piace un po' di brutalita' nel sesso. Lisa maledisse tutte quelle stronzate che si scrivono per vendere giornali facendo leva sulle pruderie della gente ma non si sognava neanche di far capire a Max che lei era estremamente scomoda in quella posizione e sopratutto che la cosa non le dava alcun appagamento, ma credeva di essere lei ad avere qualcosa che non andava e comunque non era nella sua indole contraddire le persone, temeva di deluderle.

sabato 10 ottobre 2009

Io e Silvio

GiustificaSupponiamo che per una cena di lavoro ti siedano affianco una donna che lavora per una società che è fornitrice per quella nella quale lavori tu; supponiamo che questa giovane donna sia una norvegese di un metro e ottanta dal corpo statuario, dal viso angelico e dallo sguardo languido. Supponiamo che durante la cena abbiate una piacevolissima conversazione e che lei sembri divertirsi molto per il tuo senso dell'umorismo raffinato, i tuoi argomenti mai banali e il tuo modo di fare irresistibile e che tu sia tentato di perdere di vista del tutto il fatto che le cose possano procedere in quel modo probabilmente solo a causa di abili strategie di pubbliche relazioni. Supponiamo inoltre che tu veda soccombere implacabilmente il tuo senso della realtà di fronte alla potenza della bellezza e che ogni tanto tu ti perda nel suo sguardo e che vada a farti un bagno in un lago dalle sorgenti calde in un paesaggio nordico, lasciando la tua dignità sulle rive del laghetto..

Beh Silvio, per una volta ti ho capito, ci separa irrimediabilmente la consapevolezza del senso del patetico, ma almeno per una volta ho capito di cosa blateri, e questa vicinanza mi fa un pò senso